Archive for Luglio, 2010

Il cercar casa

domenica, Luglio 25th, 2010

Cercare casa a Pechino può essere un’esperienza frustrante…a dir poco.
Le agenzie ascoltano quello che chiedo ma sembra non siano in grado di collegare le mie richieste con quello che hanno da offrire e, quando anche hanno per le mani qualche appartamento che farebbe al caso mio, sembra che non abbiano la preoccupazione di concludere l’affare, ma che siano interessati solo a cercare di fregarmi… Ho parlato volutamente al singolare per evitare di generalizzare troppo, ma la sensazione è condivisa dalla maggior parte della gente che conosco.
Il tutto risulta ancora più assurdo quando si pensa al fatto che l’agenzia viene pagata, anche qui come in Italia, ad affare concluso ed avrebbe quindi tutto l’interesse a chiudere la questione prima e meglio possibile. Per ogni tentativo di fregatura andato male, invece, perdono il cliente e sono i primi a rimetterci, eppure…eppure la situazione non cambia e finisce così che a Pechino i prezzi degli affitti rimangono alti, ed anzi aumentano significativamente, nonostante ci siano tantissimi appartamenti (oltre l’80% di quelli del palazzo qui di fronte, ad esempio) che rimangono sfitti.

Quello che è capitato a me, però, va ben oltre il “normale” affanno del cercare casa a Pechino.
Un pomeriggio, decido di partire alla ricerca. Chiedo il gentile aiuto di un’amica cinese che, tenera, vive nell’università e non ha mai cercato casa in vita sua. Partiamo, carichi di ottimismo, da una piccola agenzia cui non avevo ancora fatto visita e subito ci dicono di avere l’appartamento che fa per me: appena fuori dall’università, in ottime condizioni e in un edificio abbastanza recente.
Ben conscio di come vadano di solito le cose, non mi fido minimamente!

Seguiamo comunque l’agente e arriviamo di fronte alla porta dell’appartamento, in un edificio davvero vicino all’università e che, in effetti, promette bene… Davanti alla porta, come spesso succede, ci fermiamo ed aspettiamo mentre l’agente fa una telefonata al proprietario. Gli agenti cinesi, infatti, spesso non hanno le chiavi degli appartamenti che trattano. Passa qualche minuto senza che nulla succeda e a quel punto l’agente fa una seconda chiamata, verosimilmente finta, da cui esce dicendo che c’è qualche problema per visitare quell’appartamento (per cui siamo andati fin lì), ma ce n’è un altro nello stesso edificio che possiamo vedere. Dobbiamo solo aspettare lì un secondo, mentre lui va ad occuparsi della cosa…
Capisco subito che si tratta di una palla (ed in effetti così sarà), il classico modo cinese per guadagnare qualche minuto nella speranza che succeda qualcosa e che si riesca ad evitare la figura di merda (per i cinesi è di primaria importanza il non fare figure di merda, o meglio il “non perdere la faccia”, per usare l’espressione ufficiale con cui questa norma sociale viene solitamente descritta). Aspettiamo così una decina di minuti e alla fine, stufi, decidiamo di chiamare. Appena fatta partire la chiamata sento una suoneria squillare e capisco…l’agente non era andato da nessuna parte, aveva fatto il corridoio e si era nascosto dietro l’angolo ad aspettare. Io scoppio a ridere mentre la mia amica si chiede se davvero stesse succedendo tutto questo (beata innocenza!). Già qui sarebbe una storia simpatica, ma non basta!

Mentre l’idiota di agente torna verso di noi, immagino pronto a farsi insultare, e mentre io, infatti, mi preparo ad insultarlo, si apre dietro di me la porta dell’appartamento, distraendomi e rivelando così che il proprietario è sempre stato all’interno mentre noi eravamo lì ad aspettarlo. Inevitabilmente mi chiedo perché non avesse aperto, ma la risposta mi è chiara dopo qualche secondo.
Dalla porta esce una signora, occhi a terra e viso chiaramente molto imbarazzato. Dietro di lei sbuca il padrone di casa, con un sorriso smagliante e l’espressione da maschio trionfatore, reduce da una grande prestazione. Impassibile, ma visibilmente soddisfatto, si sciacqua le mani al volo e ci fa entrare. Io, semplicemente, inizio a ridere e non riesco più a smettere. La mia amica si copre la faccia mezza divertita e mezza imbarazzata. Mi aggiro così per la casa, curandomi solo di cercare in giro tracce del misfatto. Il letto no, ancora coperto dal cellophane e chiaramente intatto. Il divano quindi…e infatti eccola lì, una bella macchia di sudore di schiena (solo una) e segni di mani appoggiate qua e là.
La scena si completa ed impreziosisce con le parole dell’agente: “sedetevi…provate il divano…è nuovo di zecca!”… che genio!

Com’è finita l’avventura?? Che io sono ancora ospite dall’amico Carletto e la mia amica ha deciso che vivrà all’università per sempre 🙂

La retata

domenica, Luglio 11th, 2010

Una delle caratteristiche del vivere in Cina, per un occidentale, è quella per cui lo straniero si sente, quasi sempre, nella condizione di poter fare qualunque cosa. Questa sensazione deriva dalle favorevoli condizioni economiche (dannato Euro a parte, la stragrande maggioranza degli stranieri qui ha stipendi largamente superiori alla media della città e del paese), dalle enormi possibilità che la Cina offre (affari, svaghi, divertimenti…) e, non ultimo, dalla tendenza che i cinesi hanno, nei confronti dell’occidentale, a lasciar fare.

Questa condizione ha degli evidenti lati positivi, tra tutti quello di poter realizzare desideri, anche bizzarri, che uno non potrebbe realizzare in patria. Il lato negativo principale è sicuramente quello che per alcuni diventa difficile tenere i piedi per terra, come forse sarebbe opportuno. Non è raro, infatti, incontrare occidentali con atteggiamenti da padroni del mondo, volgari e maleducati, carichi di disprezzo nei confronti di un paese e un popolo che, invece, rappresentano per loro la più grande delle fortune (un po’ come il veneziano che insulta il turista, tanto per far capire agli amici lagunari).

Pur non appartenendo a quest’ultima, insopportabile, categoria, non posso negare il fatto che anch’io godo, di tanto in tanto, dei vantaggi di cui sopra.

Tutta questa premessa, però, serve più che altro a far capire la sorpresa vissuta qualche settimana fa a Shanghai (cavolo, come sono rimasto indietro con i post…), quando una tranquilla serata in un piccolissimo locale fuori mano (dove ero arrivato per sentire un amico suonare) è stata interrotta dall’intervento della polizia. Si parla di un paese in cui la polizia è molto presente, così come il controllo sulla popolazione, ma di solito queste cose agli occidentali non capitano.

Comunque, ero seduto su un divanetto con dei colleghi, quando sbuca dal piccolo portoncino un poliziotto, dall’aria piuttosto confusa e dall’andatura più simile a quella di un ubriaco che a quella di un fiero appartenente alle forze dell’ordine. Lo “stile” del poliziotto, insieme alla sorpresa per l’evento inatteso, non ha garantito all’intervento particolare efficacia… anzi, nessuno gli ha badato e il suo tentativo di sgomberare il locale è finito nel nulla.

Qualche minuto dopo, quando ormai in molti avevano rimosso l’evento (grazie anche a qualche bevanda di troppo), il paladino della giustizia ha fatto ritorno questa volta aiutato da alcuni colleghi. Ancora una volta la maggior parte dei presenti ha ignorato la cosa… in fondo non poteva essere vero!

E invece era proprio vero… così ci siamo ritrovati fuori dal locale (non tutti per la verità) a discutere della stranezza di quanto era successo, dei modi comunque gentili degli agenti, e di cosa potesse aver provocato un intervento che non aveva precedenti nelle nostre, pur limitate, esperienze di vita cinese.

Alla fine, memore del trattamento riservato nelle carceri cinesi a Jack Bauer, ho pensato fosse meglio andar via ed essere sicuri di evitare problemi, eppure qualcosa, come una vocina, continuava a dirmi che la situazione troppo seria non potesse essere. Mah, forse era qualcosa legato ai potenti mezzi messi in campo dai tutori dell’ordine…

Piccole ayi crescono!

giovedì, Luglio 1st, 2010

Me la prenoto fin d’ora!!!